La Scienza dell’Abbraccio: Come il Contatto Fisico Riduce lo Stress
Dalla risposta del cortisolo al self-soothing touch, ecco cosa succede al nostro corpo quando riceviamo (o ci diamo) un gesto di conforto.
Un abbraccio può davvero ridurre lo stress?
Ci sono gesti che facciamo senza pensarci, ma che il nostro corpo sembra capire perfettamente. Uno di questi è l’abbraccio. Quando abbracciamo qualcuno che amiamo, spesso proviamo una sensazione immediata di conforto. Ci sentiamo più tranquilli, più vicini, più al sicuro. Ma è soltanto una sensazione? La scienza ci dice che potrebbe esserci qualcosa di più.
Quando siamo stressati, il corpo entra in allerta
Immagina di vivere una giornata particolarmente difficile. Hai mille cose da fare, sei sotto pressione e senti di non riuscire a staccare mai davvero.
Il tuo corpo non distingue sempre tra uno stress psicologico e un pericolo fisico: percepisce una situazione che richiede una risposta e si prepara ad affrontarla. Si attiva così la risposta allo stress, un insieme di meccanismi che coinvolge diversi sistemi dell’organismo e anche il cortisolo, un ormone fondamentale per aiutarci a gestire situazioni di pressione e di pericolo. Il cortisolo, quindi, non è un “nemico”. Al contrario: è indispensabile. Il problema nasce quando questa condizione di allerta diventa troppo frequente o si prolunga nel tempo.
Ed è proprio qui che un gesto apparentemente semplice come un abbraccio diventa interessante. Un contatto affettuoso e desiderato può rappresentare per il nostro cervello un segnale di sicurezza, vicinanza e protezione. Come se il nostro corpo ricevesse un messaggio molto semplice: “Puoi abbassare la guardia. In questo momento sei al sicuro.”
Ma cosa succede davvero quando qualcuno ci abbraccia?
Il tatto è molto più importante di quanto pensiamo. La nostra pelle è ricchissima di recettori che raccolgono informazioni sul mondo esterno e le trasmettono al sistema nervoso. Non percepiamo soltanto se qualcosa è caldo, freddo, ruvido o morbido: il nostro cervello interpreta anche come ci sentiamo durante un contatto.
Un tocco può essere piacevole, rassicurante, affettuoso. Oppure può essere fastidioso, indesiderato o minaccioso.
Per questo non conta soltanto il contatto in sé, ma anche come lo percepiamo e da chi arriva. Quando il contatto è gradito e avviene in un contesto di fiducia, può contribuire a modulare la risposta del nostro organismo allo stress.
E questa non è soltanto una sensazione.
La ricerca sul cortisolo
Uno studio pubblicato nel 2021 ha coinvolto 159 adulti sani, sottoposti a una situazione sperimentale in grado di provocare stress.
I partecipanti sono stati divisi in diversi gruppi: alcuni ricevevano un abbraccio, altri praticavano un gesto di auto-contatto rassicurante, mentre altri non ricevevano questo tipo di intervento. I ricercatori hanno osservato anche la risposta del cortisolo, misurato nella saliva. Il risultato è stato interessante: sia le persone che avevano ricevuto un abbraccio sia quelle che avevano praticato il self-soothing touch (auto-contatto rassicurante) mostravano una risposta del cortisolo allo stress più contenuta rispetto ai gruppi di controllo.
Non significa che un abbraccio sia una “cura” per lo stress. Significa qualcosa di più semplice, ma molto interessante: il contatto fisico può influenzare concretamente il modo in cui il nostro organismo risponde a una situazione stressante.
E non c’è solo il cortisolo
Il nostro rapporto con il contatto fisico è molto più complesso di un semplice “abbraccio = meno cortisolo”. Nel 2024, Nature Human Behaviour ha pubblicato una grande revisione sistematica con meta-analisi che ha analizzato 137 studi e quasi 13.000 persone, insieme ad altri studi considerati nella revisione.
La ricerca ha preso in considerazione diverse forme di contatto fisico e ha evidenziato possibili benefici sia sul benessere psicologico sia su alcuni aspetti della salute fisica. Negli adulti, il contatto è stato associato, tra le altre cose, a una riduzione di ansia, depressione, dolore e cortisolo.
Questi risultati riguardano diverse forme di contatto fisico, non soltanto gli abbracci e ci raccontano comunque qualcosa di affascinante: il contatto fisico non è soltanto un gesto sociale. È anche uno stimolo che il nostro organismo è in grado di percepire e al quale può rispondere.
E se non c’è nessuno ad abbracciarti?
Ed eccoci alla parte forse più curiosa.
Puoi provare ad abbracciare te stesso. In ambito scientifico si parla di self-soothing touch, cioè auto-contatto rassicurante. È un gesto molto semplice: puoi incrociare le braccia sul petto, appoggiare le mani sulle spalle o sul torace ed esercitare una pressione delicata, magari accompagnandola con una respirazione lenta e regolare. Possiamo dire che l’auto-contatto è una strategia semplice e potenzialmente utile per favorire una sensazione di conforto e autoregolazione.
Qual è il punto?
Un abbraccio non è una medicina. Non cancella lo stress, non risolve l’ansia e non sostituisce una terapia quando questa è necessaria. Ma può essere uno dei tanti piccoli segnali attraverso cui il nostro corpo percepisce sicurezza e vicinanza. Possiamo abbracciare qualcuno che amiamo. Possiamo lasciarci abbracciare. E, quando siamo soli, possiamo anche provare a fermarci per qualche secondo e dare a noi stessi un gesto di conforto. Perché il nostro corpo ascolta continuamente ciò che gli accade intorno. E forse è proprio questo il messaggio più bello: a volte, attraverso un gesto semplicissimo, possiamo ricordare al nostro corpo che non deve essere sempre in allerta.
Grazie per avermi letto.
A presto,
Dr. Tiziano.
Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.
