Tiziano Scarparo

Alzheimer: cos’è davvero, come si sviluppa e come possiamo proteggere il nostro cervello

Si parla spesso di prevenzione, diagnosi precoce e ricerca. Ma cosa succede davvero nel nostro cervello quando l’Alzheimer inizia a svilupparsi? L’Alzheimer non è soltanto una malattia della memoria: è una malattia neurodegenerativa complessa che danneggia progressivamente i neuroni e le loro connessioni.

La rete di comunicazione del cervello

Immaginiamo il cervello come una gigantesca rete di comunicazione:

  • • I neuroni sono i computer che elaborano le informazioni.
  • • Le sinapsi sono le connessioni che permettono loro di comunicare.

Nell’Alzheimer questa rete perde gradualmente efficienza. Un neurone può quindi iniziare a funzionare male molto prima di morire, perché le sue connessioni diventano progressivamente meno efficienti.

Le due proteine principali

Per capire cosa accade nel cervello, la ricerca si concentra in particolare su due proteine: beta-amiloide e tau.

  1. • Beta-amiloide

È una sostanza che il cervello normalmente produce e smaltisce. Quando questo equilibrio si altera, la beta-amiloide può accumularsi all’esterno delle cellule nervose e formare le cosiddette placche amiloidi. Alcune forme di beta-amiloide possono interferire con il funzionamento delle sinapsi, rendendo più difficile la comunicazione tra i neuroni.

  1. • Proteina tau

All’interno dei neuroni esiste una sorta di rete di “binari” che permette di trasportare le sostanze necessarie alla cellula. La proteina tau contribuisce a mantenerla stabile. Nell’Alzheimer tau può modificarsi, perdere la sua normale funzione e aggregarsi formando dei grovigli. Il sistema di trasporto interno del neurone può così diventare progressivamente meno efficiente.

Ma non ci sono solo beta-amiloide e tau

L’Alzheimer è molto più complesso. Sono coinvolte anche le cellule che aiutano a mantenere in equilibrio il cervello, come la microglia, oltre a processi di infiammazione, alterazioni del metabolismo delle cellule nervose e della salute dei vasi sanguigni.

Per questo oggi non pensiamo più all’Alzheimer come a una semplice sequenza:

beta-amiloide → tau → morte del neurone.

È il risultato di diversi processi che interagiscono tra loro e che, nel tempo, possono portare alla perdita delle connessioni tra i neuroni e alla neurodegenerazione.

Come cambia la vita quotidiana?

I cambiamenti biologici possono iniziare molti anni prima della comparsa dei sintomi.

  • • Fase iniziale: difficoltà a ricordare eventi recenti, trovare le parole o orientarsi in alcune situazioni.
    Attenzione: non ogni dimenticanza è un segnale di Alzheimer.
  • • Fase intermedia: difficoltà nelle attività più complesse, come gestire il denaro, preparare un pasto o assumere correttamente i farmaci.
  • • Fase avanzata: importanti difficoltà nel linguaggio, nel riconoscimento delle persone e nelle attività quotidiane, fino alla necessità di assistenza continua.

Prevenzione: come proteggere il nostro cervello

Non possiamo modificare l’età o la nostra genetica, ma possiamo intervenire su diversi fattori di rischio modificabili. Secondo la Commissione Lancet sulla demenza, una quota significativa dei casi di demenza potrebbe essere prevenuta o ritardata intervenendo su 14 fattori di rischio modificabili. Questo non significa che possiamo evitare l’Alzheimer in ogni persona, ma che le nostre abitudini possono contribuire alla salute del cervello.

E il digiuno intermittente?

Il digiuno intermittente è oggi studiato anche per i suoi possibili effetti sulla salute del cervello. Durante il digiuno, l’organismo modifica il modo in cui utilizza l’energia e aumenta la produzione di corpi chetonici, che possono essere utilizzati anche dal cervello. Il digiuno può inoltre influenzare processi cellulari come l’autofagia, il naturale sistema con cui le cellule degradano e riciclano alcune componenti danneggiate. 

Diagnosi sempre più precoci

La ricerca sta permettendo di individuare i segnali biologici dell’Alzheimer sempre più precocemente. Tra gli strumenti più interessanti ci sono alcuni biomarcatori nel sangue, che possono fornire informazioni sulla presenza della patologia anche prima che i sintomi diventino importanti. La loro interpretazione deve però sempre essere inserita nel quadro clinico della persona.

Da tenere a mente

Prendersi cura del cervello non significa aspettare i primi problemi di memoria. Significa occuparsi ogni giorno della propria salute: muoversi, mangiare in modo equilibrato, dormire bene, mantenere attiva la mente, coltivare le relazioni e controllare i principali fattori di rischio cardiovascolare. Perché proteggere il cervello significa, prima di tutto, prendersene cura molto prima che compaiano i sintomi.

 

Grazie per avermi letto.

A presto,
Dr. Tiziano.

 

Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.