Quattro oggetti che usiamo ogni giorno in cucina e che possiamo sostituire
La nostra esposizione alla plastica non passa soltanto dagli imballaggi che acquistiamo al supermercato. Molto spesso la plastica entra direttamente nella nostra quotidianità attraverso gli oggetti che utilizziamo per preparare, conservare e consumare gli alimenti.
Taglieri, contenitori, bottiglie e padelle antiaderenti possono infatti entrare in contatto con il cibo ogni giorno, per mesi o addirittura per anni.
Questo non significa che ogni oggetto di plastica sia automaticamente pericoloso. I materiali destinati al contatto con gli alimenti sono sottoposti a specifiche valutazioni di sicurezza e, nell’Unione Europea, devono rispettare precise condizioni d’impiego. Tuttavia, l’EFSA sottolinea che le sostanze presenti nei materiali a contatto con gli alimenti possono, in determinate condizioni, migrare nel cibo o nelle bevande e che la valutazione del rischio tiene conto proprio di questo trasferimento.
Per questo motivo, quando esiste un’alternativa semplice, resistente e adatta all’uso quotidiano, può avere senso ridurre il contatto con alcuni materiali.
1. Tagliere di plastica → meglio un buon tagliere di legno
Il problema del tagliere di plastica non è semplicemente il fatto che sia fatto di plastica.
Il problema emerge soprattutto con l’usura.
Ogni volta che utilizziamo il coltello sulla superficie del tagliere, infatti, possiamo creare piccoli solchi e incisioni. Con il tempo la superficie si deteriora e diventa più difficile da pulire perfettamente. Le stesse autorità statunitensi per la sicurezza alimentare raccomandano di sostituire i taglieri, sia di plastica sia di legno, quando diventano eccessivamente usurati o presentano scanalature difficili da pulire.
Ma c’è anche un altro aspetto interessante: uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology ha mostrato che il semplice utilizzo di un coltello su taglieri in polietilene e polipropilene può provocare il rilascio di microplastiche. Gli autori hanno stimato che l’esposizione potenziale può essere rilevante, anche se queste stime non equivalgono a una dimostrazione di un danno alla salute nell’uomo.
Per questo, se dobbiamo scegliere un tagliere da utilizzare quotidianamente, un buon tagliere di legno massello è una valida alternativa.
Attenzione però a un falso mito: non significa che il legno sia automaticamente più igienico della plastica. Entrambi devono essere lavati accuratamente e sostituiti quando sono troppo usurati. Alcuni studi hanno persino rilevato una buona capacità del legno di ridurre la presenza di alcuni batteri, ma la corretta igiene rimane fondamentale.
2. Padella in teflon → meglio una padella in acciaio inox
Qui è importante fare una precisazione.
Il PTFE, comunemente associato alle padelle antiaderenti in Teflon, non è automaticamente pericoloso durante il normale utilizzo. La FDA, per esempio, indica che nei rivestimenti antiaderenti autorizzati la quantità di PFAS potenzialmente migrabile negli alimenti è trascurabile.
Il problema principale riguarda soprattutto il surriscaldamento e l’usura del rivestimento.
Una padella antiaderente vuota lasciata sul fuoco ad alta temperatura può raggiungere temperature molto elevate e, in queste condizioni, il rivestimento può degradarsi e produrre fumi irritanti o nocivi. Health Canada raccomanda infatti di non preriscaldare le padelle antiaderenti vuote e di evitare temperature superiori a circa 260 °C.
Inoltre, quando il rivestimento è molto graffiato o deteriorato, è ragionevole sostituire la padella anziché continuare a utilizzarla.
Per chi vuole una soluzione estremamente resistente e priva di un rivestimento antiaderente, l’acciaio inox rappresenta un’ottima alternativa. Richiede una tecnica di cottura leggermente diversa, ma non presenta il problema di un rivestimento antiaderente che può deteriorarsi con il tempo.
3. Contenitori di plastica → meglio contenitori di vetro
Questo è probabilmente uno degli aspetti più interessanti da considerare nella vita quotidiana.
Un contenitore di plastica non è necessariamente pericoloso. Il problema è che calore, tempo, usura e tipo di alimento possono influenzare il trasferimento di sostanze dal materiale all’alimento.
L’EFSA spiega infatti che le sostanze chimiche presenti nei materiali a contatto con gli alimenti possono trasferirsi negli alimenti e che questo fenomeno viene chiamato migrazione.
Il calore è particolarmente importante. Anche Health Canada raccomanda di utilizzare i contenitori di plastica esclusivamente secondo le indicazioni del produttore e sottolinea che il trasferimento di sostanze può essere maggiore alle alte temperature, per esempio durante il riscaldamento nel microonde. Raccomanda inoltre di non utilizzare contenitori danneggiati, macchiati o deteriorati.
Questo è il motivo per cui, soprattutto quando dobbiamo conservare a lungo o riscaldare gli alimenti, il vetro può rappresentare una scelta molto pratica.
Un contenitore in vetro non ha un polimero plastico che può essere graffiato dall’utilizzo quotidiano e, se adatto allo scopo, può essere utilizzato per conservare e riscaldare gli alimenti senza doverci preoccupare del deterioramento di un contenitore plastico.
Non è quindi necessario buttare tutti i contenitori di plastica che abbiamo in casa: è molto più sensato ridurne progressivamente l’utilizzo, soprattutto per cibi caldi, e sostituire quelli vecchi, graffiati o deteriorati.
4. Bottiglie di plastica → meglio bottiglie di vetro
Anche in questo caso non bisogna trasformare il concetto in “una bottiglia di plastica = un rischio”.
Le bottiglie per acqua sono materiali destinati al contatto con gli alimenti e devono rispettare requisiti di sicurezza. Tuttavia, l’acqua può entrare in contatto con il materiale per molto tempo e la plastica può rappresentare una delle possibili fonti di esposizione a particelle e sostanze provenienti dai materiali a contatto con gli alimenti.
Un ulteriore tema è quello delle microplastiche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato la presenza di microplastiche sia nell’acqua in bottiglia sia nell’acqua del rubinetto, sottolineando però che, sulla base delle evidenze disponibili, non era possibile stabilire con certezza un rischio sanitario significativo derivante dalle particelle presenti nell’acqua potabile.
Quindi anche qui la conclusione corretta non è “l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male”.
È piuttosto questa: se possiamo bere quotidianamente da una bottiglia di vetro, perché scegliere necessariamente la plastica?
Il vetro è un materiale stabile, riutilizzabile e particolarmente adatto al contatto con acqua e bevande. Per l’utilizzo quotidiano può quindi essere una scelta semplice per ridurre il contatto con materiali plastici.
Non si tratta di eliminare tutta la plastica
L’obiettivo non dovrebbe essere vivere in una casa completamente priva di plastica. Sarebbe poco realistico e, soprattutto, non necessario.
La plastica ha moltissimi impieghi utili e non tutti i materiali plastici presentano lo stesso profilo di sicurezza. La domanda più interessante da porsi è un’altra:
“Dove posso ridurre facilmente la mia esposizione quotidiana senza complicarmi la vita?”
Ed è proprio qui che alcune sostituzioni diventano interessanti.
Un tagliere di legno al posto di uno di plastica.
Una padella in acciaio inox al posto di una antiaderente deteriorata o utilizzata ad alte temperature.
Un contenitore di vetro al posto di uno di plastica, soprattutto per conservare o riscaldare gli alimenti.
Una bottiglia di vetro al posto di una bottiglia di plastica per l’acqua che beviamo ogni giorno.
Non significa che gli oggetti in plastica siano automaticamente “velenosi”. Significa semplicemente ridurre quando possiamo un’esposizione non necessaria, privilegiando materiali durevoli e adatti al contatto con gli alimenti.
È un piccolo cambiamento, ma proprio perché riguarda oggetti che utilizziamo tutti i giorni può diventare una scelta concreta e ripetuta nel tempo.
Grazie per avermi letto.
A presto,
Dr. Tiziano.
Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.
