Tiziano Scarparo

LASAGNA DI ZUCCHINE

Preparazione: 1. Prendete una teglia e ricopritela con carta forno. 2. Mettete come base della lasagna uno strato di sfoglia all’uovo. Quindi, realizzate uno strato di zucchine tagliate con la mandolina. 3. Realizzate in tutto 3 strati di zucchine. 4. Ricoprite ogni strato con besciamella light, una spolverata di parmigiano e scorza di limone grattata. N.B.: La scorza di limone grattata potete anche non aggiungerla. Io la consiglio fortemente perché arricchisce il piatto. 5. Mettete la vostra lasagna in forno per 50 minuti a 180°, finché non si crea una crosticina dorata in superficie. Prova la ricetta e fammi sapere cosa ne pensi!

Come bilanciare correttamente i propri pasti

La nutrizione è uno degli ambiti più interessati dai falsi miti. Quanti di voi sono cresciuti credendo che non si possono mangiare i carboidrati la sera, o che l’acqua va bevuta lontano dai pasti, o che le proteine non si possono mischiare? Queste false credenze hanno plasmato la nostra realtà e il nostro comportamento alimentare. Anche consigli dati in buona fede risultano essere errati: ad esempio, il classico “frutta a volontà”, oppure “se hai fame mangia un frutto”. Attenzione, il frutto va benissimo, di certo non voglio demonizzare la frutta. Però, è un alimento zuccherato: si può e si deve mangiare, ma va bilanciato. Per questo, tengo particolarmente a questo articolo: ci sono delle accortezze da seguire, non per una questione di linea quanto di salute e di valori di glucosio e colesterolo. Infatti, il modo in cui consumiamo i nostri pasti influisce molto sull’indice glicemico. Come abbiamo visto nell’articolo precedente, che vi invito a leggere se non lo avete già fatto, i livelli di glicemia sono responsabili di vari fattori. Tra questi troviamo: il senso di fame, patologie come insulino-resistenza, diabete, ipercolesterolemia e livelli elevati di infiammazione generalizzata. Come dico sempre, ogni piano va bilanciato però ci sono delle regole generali che può seguire chiunque. Alla base c’è un concetto: bilanciare i macronutrienti. Ma, concretamente, che significa? Bilanciare i macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi polinsaturi) significa fare i giusti abbinamenti che permettono di aumentare il livello di sazietà e di mantenere bassi i livelli di glicemia e colesterolo. Vi ricordo, intanto, i principali alimenti che rientrano nelle varie categorie: Carboidrati: pasta, riso, farro, farina, crackers, gallette, patate, frutta, verdura. Proteine: carne, pesce, legumi, uova, seitan, tofu, tempeh. Grassi: avocado, frutta secca, olio, olive. Molti alimenti sono comunque al confine tra due categorie: ad esempio, nel salmone o nella ricotta troviamo sia grassi che proteine. Tornando alle regole di cui vi parlavo, vi elenco tre suggerimenti facilmente applicabili che possono davvero avere un impatto positivo sulla vostra salute. Regola n.1. Mai mangiare i carboidrati da soli. I carboidrati sono naturalmente l’alimento che fa alzare di più l’indice glicemico perché ricchi di zuccheri. Di conseguenza, è sempre meglio abbinarli a proteine e grassi polinsaturi che ne rallentano l’assorbimento ed evitano picchi glicemici. Infatti, a seguito di un aumento esponenziale dei livelli di glucosio (zucchero) nel sangue, vi sarà una rapida discesa che ci farà consumare più insulina del necessario e ci farà avere fame dopo un’ora. Concretamente, quindi, è utile consumare piatti completi: ad esempio, pasta associata a una proteina e a delle verdure. Degli spunti potrebbero essere pasta, tonno e funghi, oppure riso, gamberetti e zucchine, oppure pasta, ceci e zucca. Sono importanti anche le proporzioni: le proteine devono essere di più rispetto alla fonte di carboidrati. Questo influisce positivamente anche sul senso di sazietà: gli zuccheri richiamano zuccheri. Se mangiate un piatto di pasta senza proteine e verdure dentro ci vorrà una quantità molto maggiore di carboidrati per saziarvi, rispetto a un pasto ricco anche di proteine e fibre. Vi ricordo che anche la frutta è piena di zuccheri: per questo, andrebbe sempre associata ad alimenti ricchi di grassi polinsaturi, come la frutta secca, per l’indice glicemico. Per questo prima vi menzionavo i falsi miti: va benissimo fare merenda con un frutto in quanto ricco di sali minerali, vitamine e tanti altri micronutrienti essenziali, ma è preferibile associarlo a una fonte di proteine o grassi polinsaturi come le mandorle o uno yogurt greco. Regola n.2. Iniziare i pasti dalle verdure. Nonostante le verdure siano comunque carboidrati, si distinguono dai carboidrati complessi (oligosaccaridi e polisaccaridi come pane, pasta, riso e patate) perché ricchi di fibre: quest’ultime creano una rete in cui imbrigliano i carboidrati e svolgono la funzione di rallentare l’assorbimento degli zuccheri. Infatti, i carboidrati passeranno più lentamente all’interno del sistema digerente: verranno assorbiti e digeriti in un lasso di tempo maggiore. Questo comporta una digestione più lunga e un senso di sazietà analogamente più prolungato. Infatti, se non volete fare un piatto completo come quelli elencati prima, potete semplicemente mangiare prima proteine e verdure e, solo successivamente, il piatto di pasta. Anche qui, avrete preparato il vostro corpo fisiologicamente ad accogliere ed assimilare più lentamente gli zuccheri e avrete anche in parte calmato la fame con altro cibo, evitando il meccanismo di richiamo generato dai carboidrati complessi. Regola n.3. Mangiare lentamente. Mangiare lentamente, infatti, stimola la leptina che è l’ormone della sazietà. Mangiando rapidamente si rischia di mangiare più di quanto realmente sia necessario perché la leptina ha bisogno di circa 15 minuti per mandare al cervello il segnale di sazietà. Se mangiamo in meno di cinque minuti il cervello non riesce a ricevere questo segnale perché l’ormone non ha materialmente tempo di mandarglielo. In più concluderemo il pasto sentendoci appesantiti e poco soddisfatti di ciò che abbiamo mangiato. Spero di avervi fatto capire perché non bisogna focalizzarsi solo sulle ore di digiuno, ma bisogna bilanciare bene durante la finestra di alimentazione. Come spiegato anche tramite questi tre punti, nulla è vietato ma tutto va bilanciato. Spero che abbiate trovato utile questo articolo e che vi abbia aiutato a prendere consapevolezza dell’importanza dei giusti abbinamenti tra macronutrienti per la nostra salute. Però, perché è così fondamentale mantenere bassi i livelli di glicemia nel sangue? Quali sono le dannose conseguenze di un’alimentazione sregolata e sbagliata? Ve lo spiegherò nel prossimo articolo. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano

POLPETTE AL LIMONE

Preparazione: 1. In una ciotola grande, unite la carne macinata, l’uovo, il pan grattato, il parmigiano, il succo e la scorza di limone, l’aglio e il prezzemolo. Aggiungete sale e pepe a piacere. Mescolate bene fino ad ottenere un composto omogeneo. N.B.: Al posto del pepe, o in aggiunta, potete usare la spezia che preferite. 2. Formate delle palline di impasto della dimensione di una noce. 3. Cuocete le polpette in padella con un filo d’olio o, per renderle ancora più leggere, in forno o in friggitrice ad aria per 5-7 minuti, girandole di tanto in tanto, finché non sono dorate e cotte all’interno. N.B.: Una volta cotte, potete abbinarle ad una salsa yogurt. Prova la ricetta e fammi sapere cosa ne pensi!

CROCCHETTE DI SALMONE

Preparazione: 1. Tagliate i filetti di salmone a cubetti. N.B.: Potete usare il pesce che preferite, al posto del salmone. 2. Preparate 50 g di fiocchi di mais tostato in un piattino e sbriciolateli con le mani. 3. Sbattete le due uova in un piattino. Potete usare soltanto l’albume, se volete farlo più leggero. 4. Passate il salmone nelle uova (o nell’albume) ed impanatelo nel mais. Potete ripetere questa operazione due volte per ogni crocchetta di salmone, per renderla ancora più croccante. 5. Disponete le crocchette sulla carta forno ed aggiungete un filo d’olio extravergine di oliva. 6. Cuocete in forno a 200° per 10 minuti, fino a doratura. In alternativa, potete cuocere le crocchette anche in friggitrice ad aria, fino a doratura. Prova la ricetta e fammi sapere cosa ne pensi!

Perché le diete a 5 pasti rischiano di fallire?

Perché dover rinunciare ad un pasto quando si può dimagrire anche facendone 5? Ci eravamo lasciati con questo quesito, lecito se non si ha ancora una visione chiara del digiuno intermittente. Ricordo che anzitutto il DI è uno stile di vita che vale la pena intraprendere, indipendentemente dalla volontà o dalla necessità di dimagrire, per i benefici che apporta al nostro corpo. È quindi un modo di alimentarsi che io consiglio a prescindere per le sue funzioni antinfiammatoria e di prevenzione alle malattie. Tornando al tema di oggi, la motivazione più ovvia è che se una dieta da 5 pasti ci permette semplicemente di dimagrire, il DI ci permette di arrivare all’obiettivo anche disinfiammati, più consapevoli del nostro corpo, dei segnali che ci manda e con valori più stabili di glicemia e colesterolo. Inoltre, c’è un limite nelle diete da 5 pasti: in moltissimi casi si soffre la fame. Vi spiegherò il perché in maniera molto semplice. Noi deriviamo dall’uomo della caverna. A quei tempi il cibo a disposizione era limitato sia in frequenza che in quantità. L’uomo doveva cacciare o aspettare che gli alberi fiorissero per raccogliere bacche e frutti. Viveva stando alle regole della natura: questo comportava l’alternarsi di periodi di abbondanza in primavera-estate e periodi di carestia in autunno-inverno. Più riceveva cibo in periodi floridi, più il cervello mandava segnali di fame al corpo per far sì che approfittasse di questo momento di abbondanza per fare scorta di energie e grasso durante l’inverno. Al contrario, nei periodi di scarsità alimentare, il cervello non mandava questi segnali al corpo perché altrimenti, vista la poca disponibilità di cibo, gli uomini sarebbe morti di fame. Si tratta quindi di un meccanismo di difesa del corpo messo in atto per la preservazione della specie. Oggi, fortunatamente, questa scarsità di cibo non ci riguarda più e al contrario siamo sovralimentati. Il nostro corpo, però, è programmato per dover gestire mesi di carestia e mesi di abbondanza e quindi mette in atto gli stessi meccanismi che hanno permesso agli uomini delle caverne di non morire di fame e garantire l’evoluzione della specie. Tutto ciò significa che nutrendo il nostro corpo continuamente, facendo 5 pasti al giorno, il senso di fame aumenta e il corpo richiede sempre più cibo. Questo è legato anche alla glicemia (livelli di zucchero nel sangue). Più sono stabili i livelli di glicemia, più si riesce a mantenere stabile anche il livello di fame. Infatti, i picchi glicemici (aumenti esponenziali di zucchero nel sangue) sono seguiti da una fase di ipoglicemia (carenza di zucchero). In ipoglicemia il cervello manda segnali di fame al corpo producendo la grelina (ormone della fame). La stabilità della glicemia gioca un ruolo fondamentale, quindi, rispetto al senso di fame. È quindi chiaro che con le diete da 5 pasti che implicano una certa frequenza nell’alimentarsi la fame è maggiore, perché non riusciamo a mantenere costantemente bassi i livelli di glicemia. Appena si abbassano introduciamo altro cibo e aumentano nuovamente, senza aver tempo di stabilizzarsi. Durante il digiuno invece i livelli di glicemia sono ai minimi, per questo il corpo utilizza grasso e autofagia (ringiovanimento cellulare) per produrre energia. Mantenere la glicemia costantemente ai minimi è impossibile: fisiologicamente sale quando mangiamo. Tuttavia, è possibile evitare che ci sia un aumento troppo brusco bilanciando bene i macronutrienti e seguendo delle regole che permettono quindi anche di aumentare temporalmente il senso di sazietà. Con il DI quindi si arriva alla stabilizzazione nel periodo di digiuno e a livelli di glicemia bassi quando mangiamo, che scendono nuovamente ai minimi una volta chiusa la finestra alimentare. Per questo dico sempre che non bisogna focalizzarsi solo sulle ore di digiuno, ma anche su come sappiamo bilanciare perfettamente i nostri pasti secondo le singole esigenze. Prossimamente, vi aiuterò a capire come fare. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano

ZUCCA RIPIENA

Preparazione: 1. Prendete una zucca, tagliatela a metà e svuotatela. N.B.: Io ho usato la zucca delica. 2. Pulitela internamente e spennellate con un filo d’olio la superficie interna. 3. Cuocete la zucca svuotata in forno a 200° per 30 minuti. Fate la prova infilando la forchetta: se la consistenza è morbida, vuol dire che è quasi pronta. 4. Mentre è in cottura, prendete l’interno della zucca prelevato precedentemente e tagliatelo a dadini. Potete aggiungere condimento a piacere. Ad esempio, io ho aggiunto mandorle tritate, un po’ di mozzarella light, olive e pomodorini, così da renderla perfettamente bilanciata. 5. Mescolate per bene e riponete tutto il condimento all’interno della zucca. Cuocete il tutto per altri 20 minuti in forno a 180°. Prova la ricetta e fammi sapere cosa ne pensi!

RAVIOLI RIPIENI CON ZUCCA

Preparazione: 1. Setacciate la farina in una ciotola, formate una fontana e versate al centro l’uovo e il sale. 2. Iniziate ad impastare con una forchetta, aggiungendo l’acqua poco alla volta fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. 3. Avvolgete la pasta in una pellicola e lasciatela riposare per almeno 30 minuti. 4. In una ciotola, mescolate la zucca passata con il formaggio spalmabile – o la ricotta light – e spezie a piacere. Ad esempio, io ho usato l’aglio tritato, la paprika affumicata, la noce moscata, le cipolle essiccate, il sale e il pepe. 5. Aggiungete il prezzemolo tritato e mescolate bene. 6. Stendete la pasta con un mattarello o con una sfogliatrice, fino ad ottenere una sfoglia sottile. 7. Formate dei quadrati o dei cerchi, mettete un cucchiaino di ripieno al centro e richiudete, sigillando bene i bordi. N.B.: Puoi utilizzare una rotellina dentata per decorare i ravioli. 8. Cuocete i ravioli in abbondante acqua per qualche minuto, fino a quando saliranno a galla. 9. Condite la pasta a vostro piacimento. Ad esempio, io ho usato la zucca abbinata ad erbe aromatiche. Prova la ricetta e fammi sapere cosa ne pensi!  

Digiuno intermittente e dieta chetogenica a confronto

Dove eravamo rimasti? Ah sì, vi parlavo del perché il digiuno intermittente è sostenibile a lungo termine… Se vi siete persi l’articolo precedente vi invito a recuperarlo per avere già delle basi dalle quali proseguire. Ci eravamo lasciati con un quesito: perché preferire il digiuno intermittente ad altre diete?. Tanti dei pazienti che seguo hanno alle spalle un lungo curriculum di diete che li ha portati ad essere vittime dell’effetto yo-yo del peso: chili persi, poi ripresi, poi ripersi e così via. Spesso, infatti, una precisazione che ci tengono a fare quando mi comunicano le loro necessità è questa: “Dottore, a me non preoccupa la parte del dimagrimento, io lo so che se mi ci metto ci riesco. Anzi, non ho fretta, va bene anche un dimagrimento lento: l’importante è che io non riprenda i chili persi’’. Partiamo anzitutto con il dire che il digiuno intermittente è un protocollo che prevede una restrizione temporale della fascia oraria in cui ci si alimenta. Concretamente, essendo mirato a diventare uno stile di vita, tutti gli alimenti sono concessi. Ovviamente i macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi saturi e polinsaturi) devono essere bilanciati, ma quale medico vi consiglierebbe di seguire un’alimentazione sregolata? Quindi, con il giusto equilibrio e secondo le proprie esigenze, si può mangiare tutto. Dal punto di vista alimentare è infatti una “dieta’’ mediterranea. La dieta chetogenica, al contrario, comporta molte rinunce. Dal punto di vista alimentare è per sua natura una dieta sbilanciata: prevede un alto apporto di grassi, un apporto medio di proteine e un apporto quasi nullo di carboidrati per mandare e mantenere il corpo in chetosi. Ci tengo a ricordare che tra i carboidrati rientrano anche frutta e verdura, alimenti fondamentali in uno stile di vita sano perché ricchi di nutrienti come vitamine, fibre, minerali. Questo comporta, quindi, delle carenze a livello nutritivo. Anche mentalmente la chetogenica, dopo poco, diventa insostenibile e fa cadere nel tranello del tutto o niente: quando poi allentiamo la presa rispetto alla rigidità che richiede, a causa delle rinunce fatte, diventa più difficile gestire le voglie e/o la fame nervosa. Quindi, seppur si riesca a perdere peso, una volta aumentata la flessibilità si riprende il peso perso, spesso con gli interessi. La chetogenica, quindi, non è sostenibile a lungo termine né a livello alimentare, né a livello mentale, né a livello sociale. In più, queste rinunce hanno come unico beneficio un momentaneo dimagrimento. È vero che essere normopeso è fondamentale per la salute, ma non basta: si può essere normopeso e soffrire di reflusso, avere patologie autoimmuni e/o alimentarsi in maniera sbagliata. Con il digiuno intermittente i sintomi di queste problematiche si riescono a tenere a bada, grazie all’azione antinfiammatoria. In più non si hanno carenze nutrizionali di alcun tipo mangiando tutto in quantità adeguate e bilanciando i macronutrienti, il che è fondamentale anche a livello mentale. Ricapitolando: la chetogenica comporta rinunce che ci portano a mollare e a riprendere il peso perso, il digiuno intermittente ci permette di avere un’alimentazione variegata, ci fa dimagrire, ci disinfiamma, ci aiuta a prevenire le malattie neurodegenerative, ci permette di tenere bassi i livelli di colesterolo e glicemia (zucchero) nel sangue e ci permette di avere un’alimentazione sana, completa e soddisfacente. Qualcuno, però, potrebbe chiedersi: perché dovrei saltare un pasto se posso dimagrire mangiando poco ma facendo 5 pasti al giorno? Vi spiegherò anche questo. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano.

CICCIO-PANCAKE dolce

Preparazione: 1. Mescolate tutti gli ingredienti. 2. Cuocete il composto in un pentolino da 14 cm con coperchio, a fiamma bassa per circa 10 minuti, oppure nel microonde per 5/6 minuti. Esempio di padellino antiaderente da 14 cm: N.B.: L’altezza del pentolino o del contenitore in cui cuocete il composto determina la “cicciosità” del vostro pancake. 3. Aprite il Ciccio-pancake e farcitelo a piacimento e/o a seconda del vostro piano alimentare. Ad esempio, potete farcirlo con yogurt e frutti rossi, o burro di arachidi. Prova la ricetta e fammi sapere cosa ne pensi!

PIZZA CAVOLFIORE

Preparazione: 1. Frullate il cavolfiore a crudo. N.B.: potete farlo anche con zucchine o broccoli o altre crucifere. 2. Aggiungete l’uovo, una tazzina di albume, il parmigiano e spezie a piacere (se le gradite), fino ad avere un composto omogeneo. 3. Ponete l’impasto in una teglia con carta forno appena unta di olio, e appiattitelo. 4. Cuocete in forno a 180° per 20 minuti. Se preferite, potete cuocere il composto anche in friggitrice ad aria. 5. Condite la base con il sugo di pomodoro, mozzarella (o altro formaggio) e/o altri condimenti. Ad esempio, potete aggiungere delle verdure grigliate. 6. Terminate la cottura di nuovo in forno (o friggitrice ad aria) per 10 minuti circa, fino a doratura. Prova la ricetta e fammi sapere cosa ne pensi!