Tiziano Scarparo

Latte fieno: cosa stiamo davvero bevendo?

Perché ho deciso di iniziare queste inchieste sul cibo Da medico, negli anni ho capito una cosa: sappiamo sempre meno di quello che mangiamo. Leggiamo le calorie, contiamo le proteine, controlliamo zuccheri e grassi. Ma quasi nessuno si pone una domanda molto più importante: Da dove arriva davvero il cibo che mettiamo nel nostro corpo? Un alimento non nasce sullo scaffale di un supermercato. La sua storia inizia molto prima: in un campo, nell’alimentazione di un animale, nel suo metabolismo, nei microrganismi che vivono dentro di lui. Per questo ho deciso di iniziare una serie di inchieste sul cibo. Non per dirvi cosa dovete comprare e nemmeno per trasformare ogni alimento in un potenziale nemico. Lo faccio perché credo che conoscere sia una forma di libertà. E perché tutti abbiamo il diritto di sapere cosa arriva realmente sulle nostre tavole. Partiamo da un prodotto di cui si parla ancora troppo poco: il latte fieno.   Cos’è davvero il latte fieno? Partiamo da un equivoco: il latte fieno non è semplicemente latte prodotto da mucche che mangiano fieno. E non significa nemmeno genericamente “latte di montagna”. Il latte fieno identifica un preciso sistema di produzione, riconosciuto a livello europeo, basato principalmente sull’alimentazione delle bovine. Gli animali vengono nutriti prevalentemente con erba, foraggi freschi e fieno. Un elemento distintivo è l’esclusione dei foraggi insilati, cioè conservati attraverso un processo fermentativo. Attenzione, però: questo non significa che gli insilati siano veleno o che il latte convenzionale sia automaticamente un prodotto peggiore. Il punto è un altro. Un’alimentazione diversa può produrre un metabolismo diverso. E un metabolismo diverso può influenzare alcune caratteristiche del latte. Questa non è ideologia. È fisiologia.   La mucca non trasforma semplicemente l’erba in latte Qui arriva la parte più affascinante. La mucca è un ruminante e possiede un sistema digestivo completamente diverso dal nostro. Nel rumine vive un enorme ecosistema composto da batteri, protozoi e funghi. Sono questi microrganismi ad aiutare l’animale a trasformare la fibra vegetale, come quella contenuta nell’erba e nel fieno, in molecole utilizzabili dal suo organismo. Poi avviene la ruminazione: il cibo viene rigurgitato, rimasticato e nuovamente deglutito. In altre parole, dentro una mucca esiste una vera e propria fabbrica microbiologica vivente. Ed ecco il punto. Cambiare ciò che entra in questa fabbrica significa cambiare il substrato su cui lavorano miliardi di microrganismi. Erba, fieno, foraggi e altre componenti della dieta non sono semplicemente “cibo diverso”. Possono modificare l’ambiente metabolico dell’animale. E questo può riflettersi, almeno in parte, anche sulla composizione del latte. Il latte fieno è nutrizionalmente diverso? Può esserlo. Soprattutto per quanto riguarda il profilo degli acidi grassi. Un’alimentazione maggiormente basata su erba e foraggi può essere associata a differenze nella presenza relativa di alcuni grassi, inclusi omega-3 e CLA. Ma qui voglio essere molto chiaro. Una differenza nella composizione non equivale automaticamente a un beneficio clinico. Ed è qui che spesso inizia il marketing. Scoprire che un alimento contiene una quantità maggiore di una determinata molecola e concludere immediatamente che “fa bene” è una scorciatoia scientificamente pericolosa. Il latte fieno non è un farmaco. Non cura l’intestino. Non compensa una cattiva alimentazione. Ma sarebbe altrettanto superficiale sostenere che il modo in cui viene alimentato un animale non abbia alcuna importanza. La verità sta nel mezzo. E, come spesso accade in nutrizione, è molto più interessante degli slogan.   Il protagonista nascosto: il microbiota della mucca Oggi tutti parlano di microbiota intestinale umano. Ma in questa storia c’è un microbiota di cui quasi nessuno parla: quello del rumine della mucca. La sequenza è molto più complessa di quanto immaginiamo: Erba → rumine → microrganismi → metabolismo → latte. Quello che mangia l’animale non passa direttamente nel latte. Viene prima trasformato attraverso un sistema biologico estremamente complesso. Ed è forse questo il concetto più interessante del latte fieno: ci ricorda che il cibo non è semplicemente un insieme di calorie, proteine e grassi. Dietro ogni alimento esiste una storia biologica.   Latte fieno e caseina A2: attenzione a non fare confusione Qui è necessario fare chiarezza. Latte fieno e latte A2 non sono la stessa cosa. Il latte fieno riguarda il modo in cui viene alimentata la vacca. La beta-caseina A2, invece, dipende dalla genetica dell’animale. Una mucca non trasforma magicamente la propria caseina A1 in A2 perché mangia fieno. Il fieno non modifica il DNA. Tuttavia, in alcuni contesti di allevamento tradizionale e alpino, dove la produzione di latte fieno è diffusa, possono essere presenti razze o popolazioni bovine con una maggiore frequenza della variante A2. Le due caratteristiche possono quindi incontrarsi nello stesso prodotto, ma una non è conseguenza dell’altra. E perché interessa la caseina A2? Alcuni studi suggeriscono che, in determinate persone, il latte contenente prevalentemente beta-caseina A2 possa essere meglio tollerato dal punto di vista gastrointestinale rispetto al latte contenente anche la variante A1. Ma anche qui attenzione. Meglio tollerato non significa miracoloso. E soprattutto, il latte A2 non risolve l’intolleranza al lattosio: il lattosio continua a essere presente.   E lo yogurt al latte fieno? Qui la storia aggiunge un ulteriore livello. Per produrre lo yogurt, il latte viene sottoposto a fermentazione da parte di specifici microrganismi. È importante non confondere questa fermentazione con quella che avviene nel rumine: sono due processi completamente diversi. Ma se osserviamo l’intera filiera, emerge una sequenza biologica straordinaria: Vegetazione → alimentazione della vacca → microbiota del rumine → latte → fermentazione → yogurt. Ed è proprio questo che rende interessante un prodotto come lo yogurt al latte fieno. Non la parola “fieno” stampata sulla confezione. Ma la storia biologica che quella parola porta con sé.   Quindi il latte fieno è migliore? Forse questa è la domanda sbagliata. Se per “migliore” intendiamo un alimento che cura le malattie o garantisce una vita più lunga, la risposta è no: non abbiamo prove per affermarlo. Se invece intendiamo un prodotto ottenuto attraverso un sistema di alimentazione diverso, in grado di influenzare alcune caratteristiche della materia prima, allora sì: è un prodotto diverso e questa

12 alimenti da mangiare in base a quello che ti sta dicendo il corpo

A volte il nostro organismo ci manda dei segnali: poca energia, difficoltà digestive, stitichezza, pelle secca, gonfiore o quella fastidiosa sensazione di “nebbia mentale”. Naturalmente, un sintomo persistente non va attribuito automaticamente alla mancanza di un singolo alimento o di un nutriente: può avere molte cause e, quando è importante o persistente, merita un approfondimento di un medico vero che si basi solo sulla scienza e non sulla propaganda o altri interessi… Detto questo, alcuni alimenti sono particolarmente interessanti perché contengono nutrienti che partecipano proprio ai processi coinvolti in queste funzioni. Ecco perché uova, banane, avocado, avena, datteri, cetrioli, kiwi, yogurt, acqua di cocco, mirtilli, latte e zenzero possono avere un posto interessante nella nostra alimentazione. 1. Uova: se senti i muscoli deboli (ma compra sempre le uova con il primo numero 0) Le uova sono uno degli alimenti proteici più completi che possiamo portare a tavola. Contengono proteine ad elevato valore biologico e tutti gli aminoacidi essenziali, compresa la leucina, importante per stimolare la sintesi delle proteine muscolari. Questo è particolarmente interessante quando l’obiettivo è mantenere o costruire massa muscolare, soprattutto in associazione all’allenamento di forza. Alcuni studi hanno osservato che il consumo di uova intere dopo l’esercizio può stimolare la sintesi proteica muscolare in misura maggiore rispetto a una quantità equivalente di proteine provenienti dal solo albume. (PubMed) 2. Banane: se hai poca energia La banana è un frutto particolarmente interessante quando abbiamo bisogno di energia rapidamente disponibile. I suoi carboidrati forniscono glucosio utilizzabile dall’organismo, mentre il potassio contribuisce alla normale funzione muscolare e nervosa. È proprio questa combinazione che rende la banana uno spuntino pratico prima o dopo l’attività fisica, oppure quando si arriva a metà giornata con poche energie ma sempre associato ad una fonte di proteine o grassi per tenere sotto controllo l’indice glicemico 3. Avocado: se hai la pelle secca L’avocado è ricco di grassi monoinsaturi, fibre, vitamina E e carotenoidi. I grassi della dieta sono importanti anche per la struttura delle membrane cellulari, mentre la vitamina E svolge un’importante funzione antiossidante. Esistono evidenze cliniche interessanti sul rapporto tra consumo di avocado e salute della pelle. In uno studio randomizzato, il consumo quotidiano di un avocado per otto settimane ha aumentato alcuni parametri di elasticità e compattezza cutanea, anche se non ha prodotto un miglioramento significativo dell’idratazione della pelle. (PubMed) Quindi l’avocado può essere un ottimo alimento all’interno di una dieta orientata alla salute della pelle, ma non va presentato come una “cura” per la pelle secca. 4. Avena: se sei costipato Quando si parla di intestino, l’avena è uno degli alimenti più interessanti. Il suo contenuto di fibre contribuisce ad aumentare il volume delle feci e a favorire la regolarità intestinale. In particolare, l’avena contiene beta-glucani, fibre solubili che hanno effetti interessanti anche sul metabolismo. Una revisione della letteratura sugli studi condotti con avena e crusca d’avena ha rilevato che, nelle persone senza patologie intestinali, l’aumento del consumo di avena può aumentare il peso delle feci e ridurre la stitichezza. (PubMed) Il punto fondamentale è però accompagnare l’aumento delle fibre con una buona assunzione di liquidi: aumentare bruscamente le fibre senza bere abbastanza può, al contrario, peggiorare alcuni disturbi intestinali. 5. Datteri: se avverti stanchezza I datteri sono naturalmente ricchi di carboidrati e zuccheri, oltre a fornire fibre e diversi minerali. Per questo possono rappresentare una fonte di energia facilmente disponibile, soprattutto prima dell’attività fisica o quando si ha bisogno di uno spuntino energetico sempre associato a proteine e grassi – per esempio, la nostra merenda preferita: dattero, noce e cioccolato fondente. I datteri possono quindi essere un alimento energetico interessante, ma non sono un trattamento per la stanchezza cronica. 6. Cetrioli: se hai problemi di acne Il cetriolo è composto in gran parte da acqua ed è un alimento leggero, con un buon contenuto di acqua e alcuni micronutrienti e composti bioattivi. Il collegamento può essere interessante perché una dieta complessivamente ricca di vegetali e povera di alimenti ultraprocessati può contribuire a un’alimentazione più favorevole alla salute metabolica e cutanea. Quindi: ottimo alimento da inserire nella dieta, ma non consideriamolo un rimedio contro i brufoli. 7. Kiwi: se hai la vitamina C bassa Il kiwi è uno degli alimenti più interessanti quando si parla di vitamina C. La vitamina C è necessaria per la sintesi del collagene, contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e migliora l’assorbimento del ferro presente negli alimenti vegetali. Il kiwi è infatti tra gli alimenti naturalmente ricchi di questa vitamina. (ODS) Per questo può essere particolarmente utile all’interno di un’alimentazione varia, soprattutto associato a fonti vegetali di ferro. 8. Yogurt: se hai una cattiva digestione Lo yogurt è un alimento fermentato che può essere interessante per la salute dell’apparato digerente. La fermentazione modifica parte del lattosio e alcuni yogurt contengono colture batteriche vive. Alcuni studi hanno inoltre osservato effetti favorevoli di yogurt contenenti specifici probiotici e prebiotici sulla funzione intestinale. (PubMed) La risposta dipende dalla persona, dal tipo di yogurt e dai ceppi presenti. Chi è intollerante al lattosio, per esempio, può tollerare meglio uno yogurt rispetto al latte, ma la tolleranza è individuale. La scelta migliore è generalmente uno yogurt semplice, possibilmente senza zuccheri aggiunti e, se non tolleri la caseina, prova con quello di capra. 9. Acqua di cocco: se sei poco idratato L’acqua di cocco contiene acqua, carboidrati ed elettroliti, in particolare potassio. Per questo può essere interessante dopo attività fisica, sudorazione o in situazioni nelle quali è necessario reintegrare anche alcuni elettroliti. La ricerca più recente mostra che l’acqua di cocco può essere efficace nel processo di reidratazione dopo l’esercizio, ma non è necessariamente superiore all’acqua in tutte le situazioni. (PubMed) Per la normale idratazione quotidiana, quindi, l’acqua rimane la bevanda principale. L’acqua di cocco può rappresentare semplicemente un’alternativa interessante e naturale, soprattutto quando si desidera assumere anche potassio. 10. Mirtilli: se hai la “nebbia mentale” I mirtilli sono ricchi di polifenoli, in particolare antocianine, composti che hanno attirato molto interesse per i loro possibili effetti sulla salute vascolare e cerebrale. Alcuni