Carenze nutrizionali: quali esami fare e quali valori controllare

Stanchezza, crampi muscolari, capelli che cadono, difficoltà di concentrazione, formicolii e debolezza. Sono sintomi comuni che spesso vengono attribuiti subito a una carenza nutrizionale. Ma è davvero così? Non necessariamente. Un sintomo può essere un campanello d’allarme, ma non è una diagnosi. La stanchezza, per esempio, può dipendere da una carenza di ferro o vitamina B12, ma anche da stress, poco sonno, alterazioni della tiroide o altre condizioni. Per questo non è corretto iniziare un integratore solo sulla base di un sintomo. È meglio partire dall’alimentazione, valutare eventuali fattori di rischio e, quando indicato, eseguire esami mirati. In questo articolo vedremo le carenze più frequenti e quali analisi effettuare. Va ricordato, infatti, che non esiste un unico ‘pannello delle carenze’ valido per tutti: gli esami vanno sempre scelti in base a sintomi, stile di vita, età, sesso ed eventuali patologie. Ferro Il ferro è fondamentale per la produzione dell’emoglobina e per il trasporto dell’ossigeno. Una sua carenza può causare: • stanchezza e debolezza; • pallore; • ridotta tolleranza allo sforzo; • fiato corto durante l’attività fisica; • mal di testa; • capelli e unghie fragili. Quali esami fare? I principali sono: emocromo, ferritina, sideremia, transferrina o TIBC, saturazione della transferrina (TSAT). La ferritina è uno degli indicatori più utili delle riserve di ferro, ma può aumentare in presenza di infiammazione e va quindi interpretata nel contesto clinico. E soprattutto: se il ferro è basso, bisogna capire perché. Non sempre la soluzione è semplicemente assumere un integratore. Vitamina D La vitamina D è importante per la salute delle ossa e per la normale funzione muscolare: può essere considerata come la vitamina della longevità. Una carenza importante può associarsi a: • debolezza muscolare; • dolori muscolari o ossei; • maggiore fragilità dello scheletro. Può però anche non dare sintomi evidenti. Quale esame fare? Il test di riferimento è la 25-OH vitamina D (25-idrossivitamina D). Il valore dovrebbe essere intorno a 50. Vitamina B12 La vitamina B12 è fondamentale per la formazione dei globuli rossi e per il sistema nervoso. Una carenza può manifestarsi con: • stanchezza e debolezza; • pallore; • formicolii; • alterazioni della sensibilità; • problemi di equilibrio; • disturbi neurologici nei casi più importanti. Il rischio può essere maggiore nelle persone che seguono una dieta vegana senza adeguata supplementazione e in presenza di problemi di assorbimento. Quale esame fare? Si parte dalla vitamina B12 sierica. Se il valore è borderline, il medico può valutare ulteriori esami come acido metilmalonico (MMA) e, in alcuni casi, omocisteina. Folati – vitamina B9 I folati sono importanti per la divisione cellulare e per la formazione delle cellule del sangue. Una carenza può contribuire a: • stanchezza; • debolezza; • pallore; • anemia; • infiammazione della lingua. Quale esame fare? Si possono controllare i folati sierici. Particolare attenzione va riservata alla gravidanza e al periodo che precede il concepimento, quando l’integrazione di acido folico ha un ruolo preventivo ben documentato. Magnesio Il magnesio partecipa a numerose reazioni dell’organismo ed è importante per la funzione muscolare e nervosa. Una vera carenza può provocare: • crampi; • fascicolazioni; • debolezza; • stanchezza; • formicolii. Ma attenzione: avere crampi non significa automaticamente avere una carenza di magnesio. Quale esame fare? Il test più utilizzato è il magnesio sierico. Va però interpretato con cautela, perché il magnesio presente nel sangue rappresenta solo una piccola parte del magnesio totale dell’organismo. Zinco Lo zinco contribuisce alla funzione immunitaria, alla sintesi proteica e alla salute della pelle. Una carenza può associarsi a: • caduta dei capelli; • alterazioni del gusto e dell’olfatto; • guarigione lenta delle ferite; • problemi cutanei; • maggiore suscettibilità alle infezioni. Quale esame fare? Può essere valutato lo zinco sierico o plasmatico. Anche in questo caso il risultato deve essere interpretato nel contesto, perché il valore può essere influenzato da diversi fattori. E gli omega-3? Gli omega-3 non sono una vitamina e non si parla normalmente di una vera e propria “carenza” come per ferro o B12. Il problema più frequente è un basso consumo alimentare, soprattutto di EPA e DHA. Le principali fonti sono: • pesce azzurro; • salmone; • sardine; • sgombro. In alcune persone può essere utile valutare una supplementazione, soprattutto quando l’apporto alimentare è scarso. Chi dovrebbe prestare maggiore attenzione? Alcune situazioni aumentano il rischio di carenze: • mestruazioni abbondanti, soprattutto per il ferro; • diete molto restrittive; • alimentazione vegana, soprattutto per la B12; • disturbi gastrointestinali o malassorbimento; • gravidanza, per l’aumento del fabbisogno di diversi nutrienti; • assunzione prolungata di alcuni farmaci. Prima di passare all’integrazione è consigliabile, in primo luogo, verificare la carenza in questione. Successivamente, se possibile, indagare la causa per ricorrere alla soluzione più pertinente. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano. Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.
