Tiziano Scarparo

Pancia gonfia, stanchezza e umore a terra? È ora di resettare il tuo intestino

Pancia gonfia, stanchezza e umore a terra?  Ti è mai capitato di sentirti gonfio/a subito dopo i pasti? O magari di vivere periodi di stanchezza infinita, pelle spenta e irritabilità, senza un motivo apparente? Spesso cerchiamo la causa chissà dove, ma la risposta potrebbe trovarsi proprio al centro del nostro corpo: nel nostro intestino. Oggi parliamo di disbiosi intestinale, una condizione comunissima ma spesso sottovalutata.    Cos’è esattamente la disbiosi? Immagina il tuo intestino come un grande giardino. In questo giardino vivono miliardi di microrganismi (il microbiota) che ci aiutano a digerire, producono vitamine e proteggono il sistema immunitario. La disbiosi avviene quando questo equilibrio si rompe: i batteri “cattivi” prendono il sopravvento su quelli “buoni”. Non è solo un problema di digestione: un intestino in disordine invia segnali di allarme a tutto il corpo.   Non solo “mal di pancia”: i sintomi insospettabili Oltre ai classici segnali come meteorismo, stipsi o diarrea, la disbiosi può manifestarsi in modi che non ti aspetteresti: – Stanchezza cronica e disturbi del sonno. – Cattivo umore o ansia (l’intestino produce gran parte della nostra serotonina!). – Problemi alla pelle, come dermatiti o acne. – Afte in bocca e infezioni ricorrenti (come la candida).   Come capire se si ha questo disturbo? Basta fare un semplice esame delle urine, nel quale vengono analizzati due metaboliti: indicano e scatolo.   Come rimettere le cose a posto? Si parte dalla tavola La buona notizia è che il microbiota è molto dinamico: cambiando ciò che mangi, puoi iniziare a cambiare la sua composizione già in pochi giorni.   Cosa prediligere e cosa evitare? Il ruolo dei FODMAP Questo strano acronimo indica un gruppo di carboidrati a catena corta che l’intestino fatica ad assorbire. Questi zuccheri, arrivando integri nel colon, vengono “fermentati” dai batteri, producendo gas e richiamando acqua. In un intestino in equilibrio non sono un problema, ma in caso di disbiosi possono scatenare il caos.   Quali sono i cibi ad alto contenuto di FODMAP? – Verdura: Carciofi, aglio, cipolla, asparagi e cavolfiori. – Frutta: Mele, pere, pesche e anguria. – Legumi: Lenticchie, fagioli e ceci (soprattutto se non ben sciacquati o decorticati). – Cereali: Frumento e segale. – Latticini: Quelli ricchi di lattosio. Non bisogna eliminarli per sempre! La strategia corretta è una dieta a basso contenuto di FODMAP temporanea. Quindi, consiglio di limitare questi cibi per qualche settimana per “sfiammare” l’intestino e poi di reinserirli gradualmente uno alla volta per capire quali sono quelli che ti danno più fastidio. In più, i batteri “cattivi” vanno ghiotti di zuccheri raffinati e cibi ultra-processati. Prova a ridurre dolci industriali, bibite zuccherate e un eccesso di alcol, che irrita le pareti intestinali e altera la barriera protettiva.   Cosa si può mangiare? 1. Il trucco del “giorno dopo” (Amido Resistente) Prova a consumare riso o patate cotti e lasciali raffreddare (magari mangiandoli il giorno dopo). Questo processo trasforma gli amidi in “amido resistente”, un tipo di fibra che non viene digerita da noi, ma arriva intatta nel colon diventando il cibo preferito dei nostri batteri buoni.  2. Consumare fibre, ma con intelligenza Le fibre sono il carburante del microbiota. Attenzione però: se sei molto gonfio/a, introducile gradualmente. Se passi da zero a cento in un giorno, i tuoi batteri (ancora pigri) potrebbero faticare a gestirle, aumentando il gonfiore. 3. I cibi “vivi” (Probiotici naturali) Inserisci nella tua routine alimenti fermentati come lo yogurt bianco naturale, il kefir, il tempeh o i crauti. Sono ricchi di batteri vivi che aiutano a ripopolare il tuo “giardino” interiore.   Disbiosi e digiuno intermittente Gestire la disbiosi non significa seguire una dieta punitiva, ma imparare ad ascoltare i segnali del corpo e ristabilire l’equilibrio intestinale. Abbinare un’alimentazione FODMAP al digiuno intermittente è la giusta combinazione, perché agisce come un “tasto reset” per l’apparato digerente. Se l’alimentazione sceglie cosa inserire, il digiuno intermittente decide quando dare tregua al sistema.   1. Attiva le “pulizie” (Complesso Motorio Migrante) Il nostro intestino ha un sistema di pulizia automatico chiamato Complesso Motorio Migrante (CMM). Si tratta di onde di contrazione che spazzano via residui di cibo e batteri in eccesso dall’intestino tenue verso il colon. – Il problema: Questo sistema si attiva solo dopo circa 3-4 ore di digiuno. – Il vantaggio: Se mangi continuamente (spuntini inclusi), il CMM non parte mai. Il digiuno intermittente (come il classico 16:8) garantisce che queste “pulizie” avvengano a fondo, evitando che i batteri ristagnino dove non dovrebbero (una delle cause principali di gonfiore e SIBO). 2. Riduce l’infiammazione e ripara le pareti La disbiosi spesso si accompagna alla cosiddetta “permeabilità intestinale”. Quando digiuniamo, il corpo non deve gestire il passaggio di tossine o potenziali allergeni alimentari. Questo permette alla mucosa intestinale di sfiammarsi e alle giunzioni delle pareti di rinforzarsi. – Meno infiammazione significa un ambiente meno ospitale per i batteri “cattivi” e più accogliente per quelli benefici. 3. Favorisce la diversità del microbiota Sembra un paradosso, ma non nutrire i batteri per qualche ora li rende più forti. – Alcune specie batteriche benefiche prosperano proprio quando non c’è cibo, perché si nutrono del muco che riveste l’intestino, stimolandone il rinnovo. – Questo processo rende la barriera intestinale più spessa e resistente. Per concludere, quindi, non è solo una questione di cosa mangi, ma anche di quanto spesso lo fai. Abbinare una finestra di digiuno permette al tuo intestino permette di attivare il Complesso Motorio Migrante che pulisce l’intestino dai residui e previene la fermentazione eccessiva. Dare riposo all’intestino è il primo passo per permettergli di guarire.   Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano.   Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.