Hashimoto: e se la soluzione non fosse solo cosa mangi, ma quando mangi?

Sapevi che la Tiroidite di Hashimoto è la malattia autoimmune più diffusa al mondo e la causa principale di ipotiroidismo? Solo in Italia, ne soffrono milioni di persone, con una netta prevalenza femminile: circa 1 donna su 10 si trova a combattere contro una ghiandola che sembra averle dichiarato guerra. Ma se ti dicessi che per ‘calmare’ questo attacco contano sia il quando sia il cosa mangi? Che cos’è la Tiroidite di Hashimoto? Immagina che il tuo sistema immunitario sia un esercito incaricato di proteggerti dai virus. Nella tiroidite di Hashimoto, questo esercito si confonde e inizia ad attaccare la tiroide. L’attacco: Questo crea un’infiammazione costante. Col tempo, la tiroide si stanca e produce meno ormoni, facendoti sentire senza forze, con la mente nebbiosa o facendoti aumentare di peso facilmente. Il legame con l’intestino: Spesso l’errore dell’esercito parte dall’intestino. Se l’intestino è infiammato o lascia passare sostanze che non dovrebbe, il sistema immunitario va in allerta e, per errore, attacca la tiroide perché le sue cellule somigliano ad alcune sostanze esterne. Sintomi comuni: Stanchezza cronica, aumento di peso inspiegabile, freddolosità, “nebbia cognitiva’’, pelle secca e rallentamento del transito intestinale. La sfida metabolica: Spesso i pazienti soffrono di un metabolismo “pigro”, non solo per la carenza di ormoni, ma anche per l’infiammazione sistemica che può causare resistenza all’insulina. Perché il Digiuno Intermittente può aiutare? Molti pensano che saltare un pasto sia un male per la tiroide, ma la ricerca suggerisce il contrario se fatto bene. Il digiuno intermittente agisce come un tasto “reset”: • Dà riposo al sistema immunitario: Quando non mangiamo, il corpo smette di gestire le infiammazioni legate al cibo e si concentra sulla “pulizia interna”. Questo aiuta a calmare l’attacco contro la tiroide. • Migliora l’energia: Invece di dipendere dagli zuccheri, il corpo impara a bruciare i grassi in modo più efficiente. Questo aiuta a combattere quella tipica sensazione di stanchezza perenne. • Sfiamma l’intestino: Il digiuno dà il tempo alla parete intestinale di ripararsi, riducendo le probabilità che il sistema immunitario si attivi inutilmente. Cosa mettere nel piatto: I cibi “Amici” Per far funzionare bene la tiroide servono i giusti materiali da costruzione. Durante le ore in cui mangi, punta su: • Noci del Brasile: Contengono il Selenio, che è come il “carburante” che serve alla tiroide per attivare i suoi ormoni. Ne bastano 2 al giorno. • Pesce (Sardine, Sgombro, Salmone): Sono ricchi di grassi buoni (Omega-3) che spengono l’infiammazione come se fossero acqua sul fuoco. •Uova e Carne di qualità: Forniscono ferro e zinco, necessari affinché gli ormoni arrivino correttamente a tutte le cellule del corpo. • Verdure cotte: Le fibre aiutano l’intestino, ma cuocere le verdure le rende più facili da gestire per la tiroide. Cosa evitare: I cibi “Nemici” Alcuni alimenti possono “ingannare” il sistema immunitario o ostacolare il lavoro della tiroide: • Glutine (Pane, pasta, pizza): La proteina del glutine somiglia molto ai tessuti della tiroide e può scatenare nuovi attacchi, pertanto è consigliabile limitarne il consumo: l’importante è non andare in accumulo di glutine. Puoi prediligere alimenti naturalmente senza glutine come riso, avena, quinoa, etc. limitando il glutine a 1 o 2 volte a settimana. • Zucchero bianco: Crea picchi di energia che poi crollano, infiammando il corpo e peggiorando la stanchezza. • Soia: Se mangiata in grandi quantità, può rendere più difficile alla tiroide produrre i suoi ormoni. • Latticini: In alcuni casi possono causare gonfiore e fastidio, alimentando lo stato di allerta del sistema immunitario. Pertanto, come per il glutine, ti consiglio di prediligere gli alimenti senza lattosio. • Crucifere: basta consumarle con moderazione. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano. Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.
Diabete e Digiuno Intermittente: La Guida per Comprendere e Agire

Lo sapevi? In Italia, una persona ogni 2 minuti riceve una diagnosi di diabete. Il dato positivo? Molti potrebbero migliorare la propria condizione intervenendo precocemente sullo stile di vita. Il diabete non è solo una questione di “zuccheri alti”, ma un complesso disordine del metabolismo che coinvolge l’insulina in modi diversi. Capire come funziona questo meccanismo è il primo passo per riprendere in mano la propria salute. Il ruolo dell’Insulina: La “Chiave” del metabolismo Per capire il diabete, immaginiamo l’insulina come una chiave. Quando mangiamo, i carboidrati vengono trasformati in zucchero (glucosio) che entra nel sangue. Il pancreas rilascia l’insulina, che apre le porte delle cellule per far entrare il glucosio e trasformarlo in energia. Nel diabete, questo meccanismo si rompe in due modi differenti: – Diabete di Tipo 1 (“Carenza di Chiavi”): È una malattia autoimmune. Il sistema immunitario attacca il pancreas, che smette di produrre insulina. Senza “chiavi”, il glucosio resta nel sangue mentre le cellule restano senza energia. Per questo, è necessaria l’insulina esterna. – Diabete di Tipo 2 (“Serratura Arrugginita”): È una malattia metabolica legata a genetica e stile di vita. Le chiavi ci sono, ma le “serrature” delle cellule non funzionano più bene. Il pancreas produce sempre più insulina per forzare l’ingresso, fino a esaurirsi. Il campanello d’allarme: Il Pre-Diabete Prima del Diabete di Tipo 2, il corpo attraversa una fase silenziosa: il pre-diabete. Qui la glicemia è sopra la norma ma non ancora patologica. È un segnale cruciale: il sistema di gestione dell’energia sta vacillando a causa dell’insulino-resistenza. L’Insulino-Resistenza. Immagina che l’insulina sia qualcuno che bussa alla porta delle tue cellule. Se bussa tutto il giorno, ogni ora, alla fine le cellule smettono di rispondere. Lo zucchero, non trovando la porta aperta, rimane bloccato fuori nel sangue, trasformandosi col tempo in grasso e infiammazione. Tuttavia, la notizia positiva è che si può migliorare la propria condizione ristabilendo i valori dell’insulino-resistenza facendola rientrare. Il Diabete in Italia: I Numeri di un’ Epidemia Silenziosa La situazione nel nostro Paese è specchio di un trend globale preoccupante: – 4 Milioni di persone hanno una diagnosi ufficiale (6,6% della popolazione). – 1 Milione di persone sono diabetiche senza saperlo (il cosiddetto “Sommerso”). – 4 Milioni di italiani sono in una condizione di pre-diabete. Il Digiuno Intermittente: Due strategie per due obiettivi Il digiuno intermittente funziona perché abbassa l’insulina e spinge il corpo a usare i grassi come carburante. Tuttavia, l’approccio deve cambiare radicalmente in base alla tipologia di diabete. Diabete di Tipo 2: Il potere del 16:8 Qui l’obiettivo è “sgrassare” le serrature delle cellule. – Il Protocollo: 16 ore di digiuno e 8 ore di alimentazione. – Perché funziona: Questo riposo prolungato permette ai livelli di insulina di crollare, aiutando le cellule a riacquistare sensibilità. Molti pazienti, sotto controllo medico, riescono così a ridurre i farmaci e migliorare drasticamente il peso. Diabete di Tipo 1: La prudenza del 12:12 Nel Tipo 1 il digiuno non cura la causa, ma aiuta a gestire infiammazione e peso. – Il Protocollo: Una finestra di riposo 12:12 (es. 20:00 – 08:00) è la scelta più sicura. – Perché attenzione: Un digiuno troppo lungo (come il 16:8) renderebbe pericoloso il calcolo dell’insulina basale, aumentando il rischio di ipoglicemie improvvise e svenimenti. Riprendere in mano la propria salute La distinzione tra Tipo 1 e Tipo 2 è la bussola per scegliere il percorso corretto. Mentre per il Tipo 1 il 12:12 garantisce stabilità senza rischi, per il Tipo 2 il 16:8 può agire come un vero “interruttore” metabolico. Il digiuno intermittente è uno strumento per sincronizzare il corpo con i suoi ritmi naturali. Non significa necessariamente mangiare meno, ma mangiare meglio e con il giusto timing, mantenendo l’indice glicemico sotto controllo. Ricorda: ogni percorso va sempre condiviso con il proprio medico per adattare le terapie in totale sicurezza. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano. Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.
Pancia gonfia, stanchezza e umore a terra? È ora di resettare il tuo intestino

Pancia gonfia, stanchezza e umore a terra? Ti è mai capitato di sentirti gonfio/a subito dopo i pasti? O magari di vivere periodi di stanchezza infinita, pelle spenta e irritabilità, senza un motivo apparente? Spesso cerchiamo la causa chissà dove, ma la risposta potrebbe trovarsi proprio al centro del nostro corpo: nel nostro intestino. Oggi parliamo di disbiosi intestinale, una condizione comunissima ma spesso sottovalutata. Cos’è esattamente la disbiosi? Immagina il tuo intestino come un grande giardino. In questo giardino vivono miliardi di microrganismi (il microbiota) che ci aiutano a digerire, producono vitamine e proteggono il sistema immunitario. La disbiosi avviene quando questo equilibrio si rompe: i batteri “cattivi” prendono il sopravvento su quelli “buoni”. Non è solo un problema di digestione: un intestino in disordine invia segnali di allarme a tutto il corpo. Non solo “mal di pancia”: i sintomi insospettabili Oltre ai classici segnali come meteorismo, stipsi o diarrea, la disbiosi può manifestarsi in modi che non ti aspetteresti: – Stanchezza cronica e disturbi del sonno. – Cattivo umore o ansia (l’intestino produce gran parte della nostra serotonina!). – Problemi alla pelle, come dermatiti o acne. – Afte in bocca e infezioni ricorrenti (come la candida). Come capire se si ha questo disturbo? Basta fare un semplice esame delle urine, nel quale vengono analizzati due metaboliti: indicano e scatolo. Come rimettere le cose a posto? Si parte dalla tavola La buona notizia è che il microbiota è molto dinamico: cambiando ciò che mangi, puoi iniziare a cambiare la sua composizione già in pochi giorni. Cosa prediligere e cosa evitare? Il ruolo dei FODMAP Questo strano acronimo indica un gruppo di carboidrati a catena corta che l’intestino fatica ad assorbire. Questi zuccheri, arrivando integri nel colon, vengono “fermentati” dai batteri, producendo gas e richiamando acqua. In un intestino in equilibrio non sono un problema, ma in caso di disbiosi possono scatenare il caos. Quali sono i cibi ad alto contenuto di FODMAP? – Verdura: Carciofi, aglio, cipolla, asparagi e cavolfiori. – Frutta: Mele, pere, pesche e anguria. – Legumi: Lenticchie, fagioli e ceci (soprattutto se non ben sciacquati o decorticati). – Cereali: Frumento e segale. – Latticini: Quelli ricchi di lattosio. Non bisogna eliminarli per sempre! La strategia corretta è una dieta a basso contenuto di FODMAP temporanea. Quindi, consiglio di limitare questi cibi per qualche settimana per “sfiammare” l’intestino e poi di reinserirli gradualmente uno alla volta per capire quali sono quelli che ti danno più fastidio. In più, i batteri “cattivi” vanno ghiotti di zuccheri raffinati e cibi ultra-processati. Prova a ridurre dolci industriali, bibite zuccherate e un eccesso di alcol, che irrita le pareti intestinali e altera la barriera protettiva. Cosa si può mangiare? 1. Il trucco del “giorno dopo” (Amido Resistente) Prova a consumare riso o patate cotti e lasciali raffreddare (magari mangiandoli il giorno dopo). Questo processo trasforma gli amidi in “amido resistente”, un tipo di fibra che non viene digerita da noi, ma arriva intatta nel colon diventando il cibo preferito dei nostri batteri buoni. 2. Consumare fibre, ma con intelligenza Le fibre sono il carburante del microbiota. Attenzione però: se sei molto gonfio/a, introducile gradualmente. Se passi da zero a cento in un giorno, i tuoi batteri (ancora pigri) potrebbero faticare a gestirle, aumentando il gonfiore. 3. I cibi “vivi” (Probiotici naturali) Inserisci nella tua routine alimenti fermentati come lo yogurt bianco naturale, il kefir, il tempeh o i crauti. Sono ricchi di batteri vivi che aiutano a ripopolare il tuo “giardino” interiore. Disbiosi e digiuno intermittente Gestire la disbiosi non significa seguire una dieta punitiva, ma imparare ad ascoltare i segnali del corpo e ristabilire l’equilibrio intestinale. Abbinare un’alimentazione FODMAP al digiuno intermittente è la giusta combinazione, perché agisce come un “tasto reset” per l’apparato digerente. Se l’alimentazione sceglie cosa inserire, il digiuno intermittente decide quando dare tregua al sistema. 1. Attiva le “pulizie” (Complesso Motorio Migrante) Il nostro intestino ha un sistema di pulizia automatico chiamato Complesso Motorio Migrante (CMM). Si tratta di onde di contrazione che spazzano via residui di cibo e batteri in eccesso dall’intestino tenue verso il colon. – Il problema: Questo sistema si attiva solo dopo circa 3-4 ore di digiuno. – Il vantaggio: Se mangi continuamente (spuntini inclusi), il CMM non parte mai. Il digiuno intermittente (come il classico 16:8) garantisce che queste “pulizie” avvengano a fondo, evitando che i batteri ristagnino dove non dovrebbero (una delle cause principali di gonfiore e SIBO). 2. Riduce l’infiammazione e ripara le pareti La disbiosi spesso si accompagna alla cosiddetta “permeabilità intestinale”. Quando digiuniamo, il corpo non deve gestire il passaggio di tossine o potenziali allergeni alimentari. Questo permette alla mucosa intestinale di sfiammarsi e alle giunzioni delle pareti di rinforzarsi. – Meno infiammazione significa un ambiente meno ospitale per i batteri “cattivi” e più accogliente per quelli benefici. 3. Favorisce la diversità del microbiota Sembra un paradosso, ma non nutrire i batteri per qualche ora li rende più forti. – Alcune specie batteriche benefiche prosperano proprio quando non c’è cibo, perché si nutrono del muco che riveste l’intestino, stimolandone il rinnovo. – Questo processo rende la barriera intestinale più spessa e resistente. Per concludere, quindi, non è solo una questione di cosa mangi, ma anche di quanto spesso lo fai. Abbinare una finestra di digiuno permette al tuo intestino permette di attivare il Complesso Motorio Migrante che pulisce l’intestino dai residui e previene la fermentazione eccessiva. Dare riposo all’intestino è il primo passo per permettergli di guarire. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano. Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.
Goditi le Feste: Non si Ingrassa da Natale a Capodanno!

Dicembre è arrivato, portando con sé la magica atmosfera natalizia, fatta di condivisione, affetti e il consueto bilancio dell’anno che si conclude. È il periodo in cui si stila la famosa lista dei buoni propositi: nuovi obiettivi e abitudini da integrare nella propria vita. Per alcuni è il mese più felice dell’anno, per altri un periodo avvolto da un velo di malinconia. In ogni caso, è un periodo di ritrovo e celebrazione con parenti e amici che non vediamo spesso. Le vere giornate di festa sono 24, 25, 26 dicembre, e poi 31 dicembre, 1 e 6 gennaio. La Regola d’Oro per un Natale Sereno C’è una cosa che mi piace sempre ricordare: non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma contano le scelte che si fanno da Capodanno a Natale! Quindi, stai tranquillo/a: puoi goderti ogni singolo momento in compagnia con serenità, senza dover rinunciare a nulla. Il benessere è anche questo: saper vivere le eccezioni senza sensi di colpa. 🍽️ Digiuno Intermittente: Il Tuo Alleato per le Giornate Più Ricche Se hai già approcciato il Digiuno Intermittente (DI), sai bene come il corpo si abitui a determinati ritmi e al benessere che deriva dall’alternanza tra la finestra alimentare e le ore di digiuno. Parlo spesso del protocollo 16:8 perché lo ritengo il migliore in termini di benessere e sostenibilità. Tuttavia, in questi giorni di festa, esistono altri protocolli che possono aiutarti a gestire al meglio le giornate particolarmente ricche. Ecco i miei consigli strategici per affrontare il susseguirsi delle “grandi mangiate” natalizie: Strategia Giorno per Giorno 🗓️ 24 Dicembre: La Vigilia e il Cenone Il 24 dicembre (almeno a Roma!) si celebra il famoso Cenone della Vigilia. Se sei tra coloro che festeggiano con una cena abbondante, potresti adottare il protocollo OMAD (One Meal A Day). Cos’è l’OMAD? Consiste nel consumare un solo pasto al giorno. A livello orario potrebbe essere considerato come un 23:1. Normalmente, lo sconsiglio come routine quotidiana perché concentrare tutti i nutrienti in un’unica assunzione può risultare pesante e poco bilanciato a lungo termine se non hai già esperienza con il digiuno intermittente. Perché usarlo il 24 dicembre? È ottimale per affrontare la cena senza appesantirsi eccessivamente durante il resto della giornata. Puoi, quindi, aprire la tua finestra alimentare direttamente con la cena. Consiglio Extra: Se non riesci a digiunare fino a sera, concediti uno spuntino bilanciato verso l’ora di pranzo. Un promemoria importante: Prefissarsi di fare una cena leggera non serve a nulla. Il Natale ricorre una volta l’anno: è giusto goderselo! In più, se hai cucinato prenditi la tua soddisfazione. Coccola te stesso/a, non solo gli altri! 🗓️ 25 Dicembre: Il Pranzo di Natale Il giorno di Natale sarà il tuo corpo a suggerirti di saltare la colazione. Puoi passare direttamente al pranzo. Anche qui, l’idea di base è quella dell’ OMAD: un unico pasto in cui concentrare i macronutrienti e micronutrienti della giornata. Unico Pasto (ma non un’ora): Chiamarlo formalmente OMAD (che a livello di schema orario è un 23:1) è quasi ironico, dato che il pranzo di Natale spesso dura 4-5 ore! Quindi, l’obiettivo è semplicemente fare un unico, abbondante, prolungato pasto come focus della giornata. 🗓️ 26 Dicembre e Giorni Successivi Se sei solito/a festeggiare anche a Santo Stefano con un pranzo o una cena abbondante, puoi ripetere lo schema del 24 e 25. In alternativa, se le feste sono finite, puoi riprendere la tua routine: Se salti la colazione, riapri la finestra a pranzo. Se in genere salti la cena puoi fare un pranzo e uno spuntino per ristabilire il tuo amato 16:8 (o il tuo protocollo abituale). 🗓️ Capodanno (31 Dicembre e 1 Gennaio) 31 Dicembre: Se sei abituato/a a saltare la cena, è il momento di invertire! Salta la colazione. In ogni caso, ascolta il tuo corpo: se ti senti appesantito/a dai giorni precedenti, passa direttamente al cenone con il protocollo OMAD. In alternativa, un pranzo o uno spuntino leggero sono ideali: un 16:8 (o il tuo protocollo abituale) va benissimo. 1 Gennaio: Per il pranzo del primo giorno dell’anno, puoi riprendere il protocollo OMAD, il concetto di unico pasto prolungato. 🗓️ 6 Gennaio: L’Epifania Il 6 gennaio può essere trattato come un normalissimo giorno in cui ci si concede un pasto libero. Un modo perfetto per chiudere in dolcezza il periodo di festa! NB: Se per qualsiasi motivo non puoi seguire i protocolli sopra indicati (ad esempio, se sei in gravidanza o hai il diabete di tipo 1), ricordati di goderti le feste in serenità abbinando sempre una fonte di grassi o proteine prima del pasto abbondante, per mantenere basso l’indice glicemico. Spero che questi consigli ti siano utili per goderti il periodo senza stress: ricorda che la cosa più importante è ascoltare il proprio corpo. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano. Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza personalizzata effettuata da figura professionale medica.
Colesterolo: Non è Sempre il Nemico che Credevamo! Parla la Scienza

Natura e Produzione del Colesterolo Il colesterolo è una sostanza lipidica (grassosa), insolubile in acqua, vitale per il corpo umano. 👉 Produzione: Circa l’80% del colesterolo è autoprodotto, principalmente dal fegato. Il restante 20% lo introduciamo tramite la nostra alimentazione (prettamente tramite cibi di origine animale). Questa molecola non è un semplice grasso: è una componente essenziale per la vita. Vediamo insieme perché… Funzioni Vitali del Colesterolo Il colesterolo è una molecola essenziale per numerose funzioni biologiche: pensate che più del 25% del colesterolo corporeo si trova nel cervello. Protegge i neuroni e velocizza la trasmissione degli impulsi nervosi garantendo una comunicazione cerebrale efficace. Il colesterolo non è un nemico, ma può diventarlo. Tuttavia, delle ricerche ci svelano dati sorprendenti: leggete l’articolo fino alla fine per scoprirli. Perché si parla di colesterolo buono e di colesterolo cattivo? Il trasporto del colesterolo nel sangue è affidato a due tipi di lipoproteine: – LDL – “Colesterolo Cattivo”: Quando è in eccesso, si deposita sulle pareti delle arterie, innescando l’aterosclerosi e aumentando il rischio di infarto e ictus. – HDL – “Colesterolo Buono”: Svolge una funzione di “spazzino”, rimuovendo il colesterolo in eccesso dalle arterie e riportandolo al fegato per l’eliminazione. Livelli alti di HDL sono generalmente protettivi contro le malattie cardiovascolari. L’Evidenza Scientifica Rovescia il Mito del Colesterolo negli Anziani Un Colesterolo Totale (CT) elevato, soprattutto se causato da un alto livello di LDL, è da decenni riconosciuto come pericoloso a livello cardiovascolare nella popolazione generale e adulta. 👉 Trattamento: I metodi più standard per combattere l’ipercolesterolemia includono prima l’intervento sullo stile di vita (dieta, attività fisica) e, se i livelli di rischio sono elevati, l’uso di farmaci come le statine, che agiscono riducendo la produzione di colesterolo da parte del fegato. Analisi di una Revisione su PubMed Ho analizzato una Revisione Sistematica pubblicata su PubMed ([Link allo studio: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27292972/]), che ha esaminato la relazione tra livelli di Colesterolo LDL e la mortalità negli anziani (dai 60 anni in su). I Risultati Sorprendenti I dati raccolti offrono uno scenario complesso e sorprendente: – L’Associazione si Attenua: Negli anziani, in particolare negli ultra-ottantenni, l’associazione tra livelli elevati di Colesterolo Totale (CT) o LDL e un aumento del rischio di morte per malattie cardiovascolari si attenua o addirittura scompare. – Relazione Inversa: In alcuni studi, è stata persino osservata una relazione inversa, il che suggerisce che un CT (Colesterolo Totale) leggermente più alto potrebbe essere associato a una vita più lunga in questa specifica fascia di età. Perché questo avviene? – Si ipotizza che il colesterolo possa agire come un importante “riserva” di energia e che, in età avanzata, sia cruciale per sostenere la sintesi di ormoni e rafforzare le membrane cellulari contro i danni. – Inoltre, livelli più alti potrebbero riflettere una migliore condizione nutrizionale generale e una maggiore capacità del corpo di rispondere all’infiammazione e alle infezioni. Attenzione all’Interpretazione È fondamentale interpretare questi dati con cautela. Queste evidenze non negano il ruolo dell’LDL nell’aterosclerosi e l’importanza di monitorare i valori. Sottolineano, invece, la complessità biologica dell’anziano, dove la mortalità totale può essere guidata da altri fattori più determinanti rispetto al colesterolo stesso. 👉 In questa fase della vita, fattori come lo stato nutrizionale, la fragilità e l’infiammazione sistemica possono avere un impatto molto maggiore sull’aspettativa di vita rispetto al solo livello di colesterolo. In sintesi… In sintesi, sebbene l’LDL rimanga un fattore di rischio, i dati negli anziani indicano che avere un Colesterolo Totale (CT) o LDL leggermente più alto non è necessariamente dannoso e, in alcuni casi, potrebbe riflettere una migliore salute generale, sottolineando che in questa fase della vita contano di più fattori come la nutrizione e l’infiammazione. Inoltre, l’LDL diventa pericoloso solo quando si ossida: è l’LDL ossidato che si deposita nelle arterie, causando ostruzioni. Non dobbiamo quindi etichettare “tutto il colesterolo” come cattivo e pericoloso. Anche in questo caso, il digiuno intermittente si presenta come strategia e stile di vita efficace per abbassare il rischio di un colesterolo LDL (cattivo) alto e per ridurre l’infiammazione corporea, direttamente collegata all’insorgenza di numerose patologie. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano. Attenzione: In questo articolo fornisco informazioni e/o consigli generali che non sostituiscono indicazioni mediche su alimentazione, stile di vita o salute: ogni consiglio va personalizzato dopo consulenza effettuata da figura professionale medica.
Parliamo di falsi miti sulla sana alimentazione

Dove eravamo rimasti? Ah sì, vi parlavo della percezione fuorviante che si ha del cibo. Fin da quando siamo piccoli siamo stati abituati a identificare alcuni cibi come buoni e gustosi e altri come meno buoni e dietetici. Siamo convinti che le cose più buone, quelle che potremmo mangiare tutti i giorni senza stancarci per quanto ci piacciono, siano le stesse che ci fanno ingrassare e che ci fanno male. Quindi, quando vogliamo dimagrire, soprattutto se decidiamo di optare per il “fai da te”, la prima cosa che facciamo è cercare di accettare mentalmente l’idea che dovremo rinunciare a tutti i piatti che ci piacciono per un po’, scatenando il pericoloso “o tutto o niente”. La dieta diventa una sfida psicologica contro noi stessi e il piacere del cibo, come fosse un percorso fatto di rinunce e sofferenza. Spesso, si cerca di cavalcare l’onda della motivazione: a quel punto si deve iniziare subito, quando finalmente ci siamo convinti di voler prendere in mano la situazione. Ci imponiamo di stare a dieta come obbligo e diventa un impegno, un pensiero costante. Tutte queste concezioni non fanno che creare un rapporto conflittuale con il cibo, alterando anche la percezione di quello che è il cibo sano, come se per dimagrire i nostri pasti debbano essere a base di verdure e pesce lesso. E se vi dicessi che nei miei piani inserisco gnocchi, tortellini, torte di mele, biscotti etc.? Forse chi non è seguito da me rimarrà stupito, eppure è proprio questo il punto di forza del digiuno intermittente: non è una dieta. Il digiuno intermittente è un protocollo alimentare antinfiammatorio e di prevenzione. Io lo definisco uno stile di vita perché rientrano nelle opzioni tra cui scegliere quei cibi che di norma non si trovano nelle diete tradizionali, che però fanno parte della vita quotidiana, come piadine, pasta fresca, pancake, tortini, lasagne etc. In altri percorsi alimentari mangiare questi alimenti potrebbe darci la sensazione di stare uscendo dagli schemi, facendoci vedere questi alimenti e il pasto libero come incidenti di percorso che rischiano di pregiudicare tutti gli sforzi fatti. Considerate sempre che, come non è un’insalata a pranzo a farvi perdere peso, non è una pizza a cena a farvelo prendere. Parlo sempre di bilanciamento tra macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi polinsaturi), perché facendo i giusti abbinamenti tra cibi si riesce a mantenere un equilibrio diario e settimanale che ci fa giovare di tutte le azioni del digiuno senza rinunce. Una buona educazione alimentare, che è alla base dei miei piani alimentari, è il primo mezzo per prendere consapevolezza di ciò che si può mangiare, ovvero tutto nel digiuno intermittente. Restrizioni alimentari eccessive, insieme a rinunce, non fanno che stressare corpo e mente rischiando di portare anche a comportamenti alimentari sbagliati e pericolosi. La prima ragione alla base di un percorso dovrebbe essere la volontà di alimentarsi correttamente e imparare come farlo: l’estetica è indubbiamente importante, anche per l’autostima e per sentirsi a proprio agio con sé stessi e gli altri. Però, spesso, si perde di vista che benefici estetici per corpo e pelle sono una naturale conseguenza di una corretta alimentazione. Il digiuno intermittente ci permette di ottenere tutti i risultati in maniera sana, al contrario di altri percorsi che sono diete poco sostenibili nel tempo. Oggi avere un bel corpo è diventata un’ossessione ed è più importate superare la prova costume che godere di una buona salute. Si cercano sempre strategie ed escamotage per il minimo sforzo e la massima resa, con percorsi che vi promettono di farvi perdere tantissimi chili in pochissimo tempo. E la salute? Queste diete non vi fanno bene e, ad alcuni risultati momentaneamente soddisfacenti, seguono momenti di sconforto dovuti alle conseguenze negative che derivano da queste diete restrittive. Il digiuno intermittente, anche chiamato elisir della giovinezza, vi permette di intraprendere un percorso che vi fa perdere peso senza rinunciare al piacere della convivialità e del gusto del cibo. In più, porta con sé tutti i benefici derivanti dall’azione antinfiammatoria, di prevenzione alle malattie neurodegenerative, di abbassamento di livelli di glicemia e colesterolo. Saltare un pasto, per quando possa sembrare inizialmente una rinuncia, dopo qualche giorno di assestamento, si trasforma in un’abitudine talmente facile da mantenere che non solo non vi peserà farlo, ma non sentirete né il bisogno né la voglia di tornare alle vecchie abitudini. Non è mai tardi per iniziare e cimentarsi in un’esperienza nuova, soprattutto quando la motivazione e la spinta per continuare non sono legate solo alla bilancia che scende, ma alle energie ed al benessere che aumentano. Prendete questa decisione per voi stessi e voi stesse. Grazie per avermi letto. A presto, Dr. Tiziano
